rOmAnZaNdO…

Fratello Diabete

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Insula

Un’isola in mezzo al lago, una sera d’inverno e la solitudine di un luogo suggestivo buttato in mezzo ai monti. Questa magica atmosfera può trasformarsi in un incubo per una giovane donna diabetica sola, spaesata e con una crisi ipoglicemica che sta per consumarla.

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Panic Room

Ho trovato questo spezzone del famoso film grazie alla community facebook “Who killed my beta cells“, che ringrazio. Secondo loro, e mi sento di condividere, sembra molto ben fatto. Quoto dal gruppo facebook: “La figlia della protagonista è affetta da diabete di tipo 1, si trovavano in una situazione d’emergenza, chiuse in una stanza antipanico, mentre hanno dei rapinatori piuttosto violenti in casa. La ragazza va in ipo, ma nella stanza non hanno nulla per far salire la glicemia, cercano disperatamente zucchero, ma non lo trovano. Allora l’ipo diventa grave, e la ragazza è in stato di semincoscienza e ha bisogno di un’iniezione. Si potrebbe pensare: ecco l’errore, ha bisogno di zucchero non di un’iniezione. Vero, ma non ha bisogno di un’iniezione di un’insulina ma di una di glucagone sì. L’errore potrebbe essere che non è proprio svenuta e per somministrarle il glucagone dovrebbe essere incosciente? Ci sono alcuni medici che lo fanno anche da svegli. Dalle immagini, anche se non è specificato, si vede che quello è glucagone e non insulina. Altro errore potrebbe essere il glucowatch (l’orologio che dice la glicemia)? Il film è del 2002 e in quegli anni era disponibile un dispositivo simile negli Usa (messo in commercio proprio nel 2002 e approvato nel 2001) anche se ora dal 2008 è stato ritirato dal commercio perché poco affidabile, non era altro che una sorta di sensore da polso che dava la glicemia ogni 10 minuti, in effetti una bella idea. http://mendosa.com/glucowatch1.jpg O l’iniezione di glucagone che dovrebbe essere intramuscolo fatta in pancia e non su cosce o glutei come al solito? Mi sembrano imprecisioni trascurabili.
A me sembra buono, ben fatto, migliore di alcuni documentari.”

https://www.facebook.com/photo.php?v=720274894654302

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Voglio essere una β cellula di Valentina Pistoia

Nella prossima vita voglio essere una β cellula pancreatica, ho deciso.

Voglio provare l’ebbrezza, anche solo per una volta, di secernere la giusta dose di insulina a seconda del livello plasmatico di glucosio, così, d’emblée, senza numeri e senza calcoli…

Essere una cellula beta, in fondo, non deve essere poi così male, una beta cellula non si pone domande, non tiene diari glicemici o alimentari, lei ha sempre e comunque la situazione in pugno, se ne sta lì, beata, nelle misteriose isole di Langerhans senza nessuno che le rompa i mitocondri…

Nel senso, a lei non capiterà mai che si bruci l’arrosto mentre se ne sta li assorta a calcolare i carboidrati della cena, sottraendoli alla coda dell’attività fisico-intellettiva del pomeriggio, cercando di fare la giusta calibrazione dei tempi di infusione del bolo tenendo conto del rapporto tra carboidrati-grassi-proteine-fibre… al netto dello stress da rimprovero pre-pasto…

No, lei i numeri non sa nemmeno cosa siano e perché poi dovrebbe? Lei sa sempre cosa fare, sa come tener testa indistintamente all’ormone della crescita e ad un gelato fuori programma, ad una laringite ed ai sussulti improvvisi del cuore…

Lei non conosce esitazione, ripensamento, lei conosce se stessa e la ragione per cui è venuta al mondo; produrre la necessaria quantità di insulina affinché tutte le cellule del corpo ricevano il nutrimento necessario a vivere. Questa microscopica cellulina è parecchio più risolta di me, non c’è che dire!

Ecco, magari, se mai sarò una beta cellula pancreatica, converrà tatuarsi sulla membrana la scritta ‘cellula amica’ fosse mai che mi trovassi faccia a faccia con qualche linfocita malato di protagonismo ed eccesso di zelo… Tacci sua!!! In fondo il tirocinio l’ho già fatto, no?!

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3 risposte a “rOmAnZaNdO…

  1. Pingback: “Voglio essere una β cellula” di Valentina Pistoia | Dolce Amore·

  2. Ciao Silvia e grazie di aver apprezzato e condiviso questo piccolo pensiero. Ogni tanto sento la necessità di esternare le mie riflessioni quotidiane, quasi a volermene liberare e sapere che sono quasi le stesse che tutti noi affrontiamo ogni giorno, per i nostri figli o per noi stessi, mi aiuta a sentirmi almeno compresa. Sapere, invece, che chi non conosce questa patologia, o crede di conoscerla perché la accomuna al diabete alimentare, possa anche solo intuire l’impegno ed il lavoro che comporta la gestione della terapia, possa magari fermarsi un attimo a riflettere prima di dire che basta avere un ‘sano stile di vita’… Grazie di nuovo e buona giornata!

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